Il Carabiniere 1913

Il film

Paese
Italia, 1913
Durata
36 minuti
Regia
Ubaldo Maria Del Colle, Ernesto Maria Pasquali
Soggetto
Enrico Gemelli

Interpreti e personaggi

Il cinema ha manifestato da subito, sin dagli albori del muto, il suo interesse per l'iconografica compostezza del Carabiniere: elemento di unione tra simbolo di leale dedizione e realtà.

Già ai primi del novecento ha inizio una lunga saga, costellata da una prolifica produzione di cortometraggi e veri e propri film, di cui oggi purtroppo rimane ben poco: fotografie sbiadite, dati di censura e recensioni d'epoca, che permettono di ricostruire le trame; piuttosto che manifesti, come per Briganti di Sardegna, la prima pellicola nota avente a soggetto un Carabiniere, risalente al 1905 la cui locandina è conservata oggi al Museo del Cinema di Torino.

Tra le pochissime eccezioni si annovera una pellicola di grande rarità e assoluto pregio: Carabiniere, film di genere drammatico del 1913, tratto dalla commedia "Carabiniè", successo teatrale di Enrico Gemelli, nell'ambito del teatro dialettale piemontese.

Il film narra la vicenda del Carabiniere Moretti, incaricato di arrestare un cacciatore divenuto bracconiere per poter comprare le medicine al padre e al figlio, gravemente malati. Moretti, che conosce i motivi per i quali l'uomo si è macchiato del reato, esita, ma il dovere è dovere. Dinnanzi alla situazione familiare del cacciatore, che diverrà disastrosa con il suo arresto, Moretti torna in caserma e consegna al Maresciallo la busta con i suoi risparmi, accumulati in vista delle nozze, affermando di aver avuto la somma dal cacciatore per ripagare gli animali uccisi. Il Maresciallo comprende l'atto generoso del Carabiniere e, in una gara di solidarietà tra umili rappresentanti della legge, gli restituisce la busta: sarà lui a pagare, evitando il carcere ad un uomo colpevole solo di voler salvare delle vite umane, mentre Moretti potrà convolare a giuste nozze.

Alberto Capozzi, uno dei più amati protagonisti del cinema muto italiano, prestò il volto virile al carabiniere, mentre un'altra gloria del teatro piemontese, Egidio Candiani, impersonò il maresciallo, mutuando bonarietà e severità dal personaggio del burbero benefico di goldoniana memoria.

La vicenda edificante ripeté sullo schermo, moltiplicandolo, lo stesso entusiasmo suscitato sulle tavole del palcoscenico.

Le critiche furono molto positive. In Italia si parlò di poesia profonda, sottolineando la morale ammonitrice e la corda del sentimento; le recensioni francesi lo definirono "drame puissant du théátre piémontais qui a soulevé une profonde émotion parmi les spectateurs"; quelle inglesi: "a story of intense heart-interest and one which hold the attention of young and old".